Ci sono diverse categorie di film non riusciti. I migliori sono quelli che erano ottimi nelle intenzioni, anche se poi qualcosa è andato storto per la strada. I peggiori sono quelli come Motel , dove la puzza di bruciato si percepisce già all’accensione.

Julian Kaye è il più noto gigolo di Los Angeles, un uomo dai gusti raffinati che ha trasformato in business la sua conoscenza delle lingue straniere e la capacità di soddisfare sessualmente ogni donna. Le sue abilità con le signore più mature gli permettono di lavorare in autonomia, prendendo incarichi sia da Anne, una piacente donna svedese di mezza età, che da Leon, un pappone nel giro dei gay club notturni. Quest’ultimo gli fornisce una sera un lavoro con la moglie di un finanziere di Palm Beach che gli chiede di poter assistere al rapporto, durante il quale vuole che Julian pratichi violenza sulla donna.

Correva l’anno 1975 quando un giovane attore ventiquattrenne che portava lo stesso nome del mitico Gordon Gekko (ma non solo) Michael Douglas, in onore di un’altra attrice simbolo di un’era (l’indimenticabile Annie Hall in Io Annie), cambiò il suo cognome in Keaton nel momento in cui la sua carriera prendeva le mosse in alcune serie tv (L’impareggiabile giudice Franklin e In casa Lawrence del 1978), e soprattutto nella sit com Working Stiffs, nella quale avrà modo di confrontarsi con una fonte d’ispirazione impagabile: il mito (allora) vivente John Belushi.Zigomi pronunciati, lineamenti netti, temperamento istrionico, villain mellifluo e buono ambiguo: il volto e il fisico di Michael Keaton sono materia malleabile e facilmente adattabile a qualsiasi ruolo, come dimostrerà mettendosi completamente nelle mani di cineasti come Ron Howard, Tim Burton, Quentin Tarantino e John Lasseter.Le scene del grande schermo Michael le calca con la commedia Night Shift turno di notte di e con l’ex Fonzie Ron Howard (A beautiful mind, Cinderella Man), del 1982; l’anno seguente è il protagonista della rom com Mister Mamma di Stan Dragoti. Quest’ultimo è un filmetto claudicante dall’infelice titolo italiano e originale, una di quelle pellicole che di norma risultano utili agli esordienti per potersi poi permettere di proporsi a progetti che siano trampolini di lancio più efficaci. E difatti nel 1986 riprende i contatti con Ron Howard che lo mette sotto contratto per il suo divertente Gung Ho; mentre due anni prima aveva condiviso il set con Danny DeVito per Pericolosamente Johnny di Amy Heckerling.I successi messi a segno da Keaton sono altalenanti: nel 1987 Un tocco di velluto di Robert Mandel, e La scatola misteriosa di Robert Malcolm Young sono prodotti poco riusciti; ma quando il suo ruolo è un bel ruolo, l’interpretazione e il personaggio dell’attore si stabiliscono inevitabilmente nella memoria degli spettatori.