A rimetterli insieme ha pensato ora Kevin Smith (Dogma), un autore irriverente e indipendente che per Jersey Girl non ha puntato sul protagonismo della Lopez.Una ragazzina sgomenta, a fine proiezione, chiede: Ma questo non è lo stesso regista di Clerks, vero? . Domanda legittima, cui risponde la didascalia dei titoli di coda: il film è dedicato al padre di Kevin Smith, scomparso l’anno scorso. Ecco perché il cinico e sfacciato autore di uno dei film manifesto della generazione X (che continua ad avere buon gusto per la scelta del commento musicale: qui si ascoltano Bruce Springsteen, Aimee Mann e The Cure), scrive e dirige una storia zuccherosa e moraleggiante sui rapporti tra padri e figli (e sul contrasto campagn acittà)..

ormai un volto sul quale il cinema americano può decisamente contare, è chiaro come il sole che le piace così tanto essere attrice da saper affrontare ogni personaggio che le si presenta sulla sceneggiatura con la stessa vitalità e lo stesso entusiasmo di una giovane agli esordi. Nonostante questo, la critica americana la crocifigge per il suo essere troppo trattenuta, ma forse la vuole solo bacchettare perché continua a scegliere pellicole indipendenti, ma poetiche e rare in un cinema hollywoodiano che pensa solo al botteghino e che non sa più cosa raccontare.Quanto spesso non vediamo i bambini rovinati dalle virtù vere o immaginarie dei loro genitori?”. Lo dichiarava il poeta satirico inglese Samuel Butler ed è purtroppo una realtà condivisa da molti: l’essere cresciuti sotto la guida di padri (o madri) inadatti, eccessivamente severi, assenti o anaffettivi.

14. Facets of communal harmony Chandra Shrimali. 15. Qualcosa comincia a inclinarsi. Nessun divorzio, nessun tradimento. Il marito di Natascha viene trovato morto per un attacco cardiaco nella loro casa, giovedì 20 maggio 2008. Negli Stati Uniti del futuro, i carcerati vengono costretti a competere tra di loro in un’arena automobilistica dove il prezzo della sconfitta è spesso la morte. Frankenstein è un detenuto a poche settimane dal suo rilascio, che viene costretto dalla perfida direttrice del suo istituto penitenziale a prendere parte alla “corsa della morte”. Ma le cose non vanno come previsto per la direttrice, visto che Frankenstein dimostra una grande abilità al volante e diviene un idolo del pubblico delle corse.

L’ultima virata di Marco Belotti, uno stileliberista un po’ delfinista che cambia ancora allenatore, passando da Massimo Meloni ad Alessandro Mencarelli. Non è tanto il pilota, nel caso del bergamasco di stanza all’Aniene, reduce dagli immancabili problemi fisici (e stavolta da una caduta), quanto il senso stesso dei cambiamenti continui alla ricerca dell’equilibrio giusto. Succede a molti, non solo a Belotti, di cambiare, di provare a trovare nuovi stimoli: lui a fianco di Agnel e della povera Muffat, ha provato ..